Allarmante situazione della falda dell’alto-vicentino

Discarica sopra falda

 

Non è più tempo di tergiversare: occorre assicurare veramente la tutela delle

Falda Alto-Vicentino

Falda acquifera Alto-Vicentino

nostre acque sia sotterranee che superficiali, dalla cui salubrità dipende la nostra salute e la qualità della vita che dobbiamo assicurare ai nostri figli. Si è già perso troppo tempo, ora occorre assicurare veramente la tutela delle nostre acque sia sotterranee che superficiali, individuando ed assicurando alla giustizia i responsabili dei troppi inquinamenti“, concludeva Andrea Zanoni l’eurodeputato PD Andrea Zanoni, membro della Commissione ENVI Ambiente, Sanità Pubblica e Sicurezza Alimentare al Parlamento europeo. Venerdì 21 febbraio, al Centro ricreativo ex Acli in via Preara 1 a Montecchio Precalcino.

 “In seguito agli articoli comparsi sulla stampa nei giorni scorsi sull’avvio di un’indagine promossa dalla Regione Veneto sull’inquinamento dell’acqua da sostanze perfluoro-alchiliche, Angelo Guzzo, presidente di Acque Vicentine, assicura che “l’acqua è assolutamente a norma e i controlli”. VicenzaPiù (sabato 22 marzo)

“A Schio si sta effettuando la bonifica della falda acquifera sottostante l’ex Lanerossi, inquinata da quantità elevate di tetracloroetilene. A renderlo pubblico è stata la giunta Moro che durante il Consiglio comunale di mercoledì sera ha rivelato di aver scoperto il problema ambientale per puro caso.
”Con sorpresa – ha spiegato il presidente del consiglio Maria Paola Sbalchiero – abbiamo appreso che nell’area dell’ex Lanerossi si sta bonificando la falda acquifera inquinata da cloruri, dato che in alcuni punti i valori superano per ben più di mille volte i parametri previsti dalla legge. Mi chiedo perché il Comune e la cittadinanza non siano stati messi al corrente di questo importante problema ambientale dagli organi preposti“. Il Giornale di Vicenza  (21.03.2014)

MA ALLORA C’E’ UN PROBLEMA? QUALCOSA NON QUADRA!

 Nel nostro pianeta di acqua c’è n’è tanta, ma il 97,5% è salata, tolti i ghiacciai e tolti le nevi, resta uno 0,5% per dar da bere a noi, agli animali e all’agricoltura. E ogni volta che vai ad inquinare una falda sottrai a questo 0,5%, e siccome la popolazione nel mondo è in aumento, è evidente che presto o tardi, presenterà il conto. Ma forse il conto lo paghiamo già visto l’aumento di tumori?!

Una campagna di misurazioni dei pozzi eseguita a livello nazionale dall’IRSA (Istituto di Ricerca sulle Acque), braccio operativo del CNR (Consiglio Nazionale delle Ricerche), ha rilevato che le acque potabili di circa trenta comuni del Veneto sono contaminate da sostanze perfluoro-alchiliche (PFAS). I comuni interessati si trovano principalmente nella zona ovest della provincia di Vicenza e in particolare nelle valli dell’Agno e del Chiampo e nel bacino del fiume Fratta che confluisce nel canale Garzone, ma anche in alcune zone confinanti delle province di Padova e Verona. Secondo quanto riportato dai media, in alcuni casi la concentrazione di alcune tra queste sostanze supererebbe i 1.000/1.500 ng/l (nanogrammi per litro), arrivando a sfiorare soglia 2.000 ng/l in un pozzo poi chiuso di una zona industriale di Vicenza. Tali composti del fluoro vengono utilizzati per impermeabilizzare tessuti, carta, contenitori per alimenti. La presenza di tali composti nell’acqua potabile non è oggetto di specifici limiti da parte né della normativa italiana, né di quella comunitaria. Come fa e sulla base di cosa Angelo Guzzo, presidente di Acque Vicentine, assicura che “l’acqua è assolutamente a norma e i controlli”?

Queste sostanze vengono definite “microinquinanti emergenti”, frutto di un’industria chimica recente e per questo non monitorate dalle indagini di laboratorio di routine. Gli ingredienti ci sono tutti. Ma non ci sono norme né valori tabellari che fissino i limiti per i derivati della lavorazione del fluoro.  E allora ….tutto sotto controlo! Ma siamo veramente sicuri

Ma non è questo l’unico aspetto poco chiaro di una vicenda quasi surreale. C’è, tanto per cominciare, il classico balletto di competenze. Chi fa cosa e come? A chi tocca decidere, monitorare, agire, prendere provvedimenti? Medici, veterinari, Arpav, Ulss, Consorzi? E in base a quali parametri? L’Arpav conferma la presenza di sostanze  industriali derivanti dalla lavorazione del fluoro. Ma in Italia non esistono limiti per tali elementi. La Procura di Vicenza ha aperto un fascicolo. Ma è difficile ipotizzare un reato se non c’è la norma. Eppure è quello che sta accadendo. I rubinetti del Vicentino sono interessati, con «concentrazioni variabili», dalla  prese in considerazione dalla legge italiana, eppure, a sorpresa, le ha riscontrate il Cnr dopo un monitoraggio che è stato confermato da analisi a tappeto dell’Arpav che hanno mappato e quantificato la contaminazione.

L’inquinamento interessa il Padovano e il Veronese oltre al Vicentino. Per quanto riguarda la città sarebbe solo uno il pozzo contaminato (ma subito isolato). Poi Montebello, Gambugliano, Zermeghedo. Interessati anche Sarego (pozzo chiuso) e Brendola. E giù fino ad Almisano, Lonigo, Da lì parte l’acqua che viene distribuita a Lonigo, Noventa, Sossano, Agugliaro, Alonte, Asigliano, Campiglia, una piccola parte di Orgiano e Pojana. Le concentrazioni vanno da zero fino ai 4 mila nanogrammi per litro riscontrati in un pozzo (anche questo già chiuso) di Almisano.

Ma allora l’acqua si può bere tranquillamente? Queste concentrazioni devono far paura? Stiamo bevendo acqua contaminata con conseguenze per la salute? Le norme italiane non lo dicono. Cioè queste sostanze derivate dal fluoro «non sono tabellate». Significa che per dichiarare l’acqua potabile (e nella verifica degli scarichi industriali) questi polimeri non vengo neppure ricercati. Non esistono quindi leggi che indichino dei limiti oltre i quali si possano riscontrare problemi alla salute.

Ma chissà come mai, in Italia è difficile far pagare i danni a chi inquina. La legge organica di tutela delle acque è arrivata, perché lo ha chiesto l’Europa, solo nel 1999. Chi inquina e distrugge l’ambiente, distrugge le attività agricole e di allevamento vicino alle sponde del fiume, compie un’opera di terrorismo ambientale.  Causa un danno che non si ferma alle generazioni passate e presenti: è un danno che si ripercuote su chi verrà dopo di noi. Non solo dal punto di vista sociale, per le malattie contratte da chi si è alimentato con le carni di animali contaminati. Non solo un danno economico, perché alla fine è difficile in Italia far pagare questi danni alle imprese. È soprattutto un furto a chi verrà dopo di noi, cui non abbiamo saputo consegnare un ambiente (i fiumi, le montagne, i prati) come li abbiamo trovati noi. Noi nella zona felice di Schio chiediamo due cose:

A) la quantità elevate di tetracloroetilene nella falda acquifera sottostante l’ex Lanerossi chi ne è colpevole?

 B) “Eppure tutti sapevano. Lo sapevano i sindacati confederali locali più attenti a curare l’indotto che l’interesse generale ed i politici dai vari colori, lo sapevano i lavoratori della fabbrica ai quali il bisogno da sempre ha consigliato il silenzio, lo sapevano le istituzioni puntualmente rese edotte su ciò che avveniva in questa fabbrica “apportatrice di benessere”. Eppure di soldi pubblici questa fabbrica ne ha macinati tanti, al punto da far dire ad un funzionario dell’Ispettorato: “Se avessero dato a tutti i cittadini praiesi i soldi spesi per l’azienda ne avrebbero fatto un paese di milionari”.

http://www.bloglavoro.com/2009/10/05/omicidio-colposo-per-i-dirigenti-della-marlane-marzotto-e-praia-a-mare-rovinata-dallinquinamento-cancerogeno.htm

 Sapevano tutti?

 Il sindacato per sua natura difende le condizione di lavoro del lavoratore ma anche la tutela della sua salute, quello che abbiamo fatto a Taranto contro tutti, contro tutti quelli pagati della famiglia Riva, contro tutti quelli chi ci accusano di mettere a rischio il lavoro, mettendo come ricatto il lavoro prima della salute.

Nota

 Può il PCE essere pericoloso per la salute umana?

Il tetracloroetilene è assorbito dall’uomo principalmente per inalazione e per ingestio- ne di acqua e alimenti e, in minima parte, attraverso la cute. Nel caso di inalazione gli organi colpiti dagli effetti tossici sono il sistema nervoso centrale, il fegato e i reni. In seguito all’inalazione di dosi elevate di PCE per un breve periodo (a partire da 339 mg/m3 e fino a 1890–2600 mg/m3), è stata osservata la progressiva comparsa di irritazioni degli occhi, della pelle e del tratto respiratorio, vertigini, nausea, disturbi alla vista, mal di testa, sonnolenza e stato di incoscienza. Esposizioni inalatorie prolungate o ripetute al PCE possono produrre oltre a infiammazioni della pelle e del tratto respiratorio anche danni al fegato e ai reni e causare l’insorgenza di tumori (come nel caso di esposizione prolungata nei luoghi di lavoro). In seguito all’ingestione di acqua e alimenti contaminati da PCE, per un breve o lungo periodo, non vi sono molti dati sull’uomo e la maggioranza di essi deriva da studi su animali da laboratorio. Per l’esposizione orale umana a breve termine si riportano effetti a livello del sistema nervoso, cardiovascolare e del fegato. Per esposizioni molto prolungate il PCE provoca tumori negli animali di laboratorio. Per la valutazione del rischio di insorgenza di tumori nell’uomo, in generale si fa riferimento a quanto viene stabilito dall’Agenzia Internazionale per la Ricerca sul Cancro (AIRC). L’AIRC ha classificato il PCE come “probabile cancerogeno umano”, inserendolo nel Gruppo 2°, che sta a significare che per esso vi sono sufficienti evidenze scientifiche di insorgere di tumori negli animali e limitate evidenze di insorgenza di tumori negli esseri umani. (ttp://www.arpa.piemonte.it/approfondimenti/territorio/biella/siti-contaminati/inquinamento-da-tetracloroetilene

http://www.ilgiornaledivicenza.it/stories/Home/585306_falde_vicentine_a_rischio_inquinamentointerrogazione_alla_giunta_regionale/)

Sentenza del Consiglio di Stato sulla “discarica Vianelle” che sancisce l’incompatibilità dell’autorizzazione rilasciata dalla provincia sui nuovi codici CER conferibili in discarica dal 2012.

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