Impressioni sul Piano Territoriale Regionale di Coordinamento

In questi giorni abbiamo avuto l’opportunità di partecipare ad uno degli incontri che il Consiglio Regionale attraverso il suo Vicepresidente Marino Zorzato ha organizzato in una serie di convegni nelle varie provincie della nostra Regione per illustrare il PTRC.

Con dei video e degli  interventi tecnici sono stati esposti gli obiettivi che questo strumento ,in via di approvazione, si prefigge di realizzare.

Non intendiamo soffermarci sulla qualità ed ancor meno sulla validità di quanto visto e sentito ,diremo  solamente che tutto ciò, purtroppo, appartiene al nostro immaginario, senza considerare che la realtà è  molto diversa  ed è costantemente sotto i nostri occhi, oltre la porta di casa nostra.

In particolare però  ci hanno colpito le affermazione che l’on. Zorzato ha fatto sulla gestione di questo progetto, il quale, aldilà del fatto che definirà la regione per zone di valenza paesaggistica generale, senza considerare quindi le realtà specifiche locali , ne affiderà poi  la competenza ed applicazione agli amministratori locali ,ai sindaci.

In considerazione delle caratteristiche urbanistiche di larga parte del territorio veneto,

dove una moltitudine di piccoli comuni  ha incominciato un processo di accorpamento per ora riguardante solo i servizi generali, ma che prevede  alla fine un’ unica amministra-zione, è facile immaginare come  i sindaci dei centri più importanti tenderanno a scaricare sui più piccoli tutte quelle attività  e servizi che non vogliono nel proprio territorio.

Già in questi anni abbiamo assistito a situazioni allarmanti di questo tipo e firmare una delega in bianco in questo senso ci sembra l’ultima cosa da fare.

Pensiamo invece che sia giunta l’ora di proporre una legislazione che consideri i reati ambientali come reati gravi .Qualcosa che punisca con delle pene severe che aumentino con l’aumentare della posizione amministrativa e sociale del trasgressore, arrivando anche alla confisca preventiva dei beni personali  e la possibilità di avere,  in via cautelativa,

una rivalsa sui danni provocati ai beni comuni  come l’ambiente e la salute pubblica.